COME CURARE UNO STRAPPO MUSCOLARE

  • 28/08/2016

struttura muscolare

FATTORI DI RISCHIO

Tra i fattori di rischio principali c’è la stanchezza muscolare o uno scarso allenamento che determinano una incapacità del muscolo a sopportare la sollecitazione cui lo sottoponiamo. In generale, ogni muscolo del corpo si può strappare ma solitamente sono i muscoli degli arti inferiori (flessori, quadricipite e adduttore) e degli arti superiori ad essere vittime di questo tipo di trauma. Lo strappo muscolare si può classificare in gradi a seconda delle fibre coinvolte nel trauma.

TIPOLOGIE

Negli strappi muscolari di primo grado assistiamo ad una lesione di poche fibre, meno del 5% del totale. Il paziente lamenta un dolore nella zona ma rimane la capacità funzionale e non c’è la presenza di ematomi. Solitamente questo tipo di trauma passa da solo nel giro di una settimana.

Negli strappi di secondo grado si assiste alla lesione di molte fibre muscolari con un forte dolore durante la contrazione ma senza impotenza funzionale. Per questo motivo che molti atleti pur avendo subito questo trauma riescono a portare a termine l’attività in quel momento, anche rischiando un aggravamento della situazione. Il dolore aumenta nei giorni successivi e solitamente vi è la comparsa di un’ematoma. Necessita di trattamenti strumentali e diagnostici approfondire per stabilire la reale entità e fornire i tempi di recupero.

Lo strappo di terzo grado è quello più grave in quanto il trauma coinvolge tutte le fibre muscolari determinando impotenza funzionale, forte dolore ed ematoma. Questo tipo di lesione necessita di un’attenta diagnosi medica.

TRATTAMENTO

A seconda del grado dello strappo muscolare si procede in modo diverso.
Comunque, avvertito il dolore è buona prassi interrompere subito l’attività al fine di non peggiorare la situazione e creare un danno muscolare più grave.

Appena subito il trauma bisogna applicare del giacchio nella zona interessata e se coinvolge l’arto inferiore questo si mette l’arto in scarico, per le prime 24-36 ore, per limitare al massimo il danno ematico. Dopodiché si procede con un bendaggio compressivo e ad un controllo ecografico per valutare l’entità del danno.

Un lesione di primo grado comporta uno stop dell’attività sportiva di 2 settimane circa.

La lesione di secondo grado, invece, comporta lo stop dell’attività sportiva almeno di 4 settimane al termine delle quali è bene che la lesione venga rivalutata con un esame ecografico.

Nel caso più grave, vale a dire uno strappo muscolare di terzo grado. Può essere valutato il caso di intervenire chirurgicamente. I tempi di recupero variano dai 3 ai 6 mesi almeno. In questo periodo molto efficace per velocizzare i tempi sono applicazioni di tecarterapia, ipertemia, onde d’urto e kinesio taping. Il dolore può scomparire anche dopo alcune sedute ma questo non è sinonimo di guarigione e si devono comunque rispettare i tempi per il recupero muscolare completo. Finito il trattamento e prima di riprendere appieno l’attività sportiva è bene, al fine di prevenire recidive, sottoporti a sedute di stretching e rieducazione posturale.

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